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“Harold e Maude”, una lettura archetipica

“Harold e Maude” è un film del 1971 di Hal Ashby, che racconta, come in una favola moderna, la storia d’amore tra Harold, un diciottenne già stanco della vita, e Maude, una ottantenne piena di energia che desidera vivere appieno ogni momento. Uno l’opposto dell’altra, proprio per questo si attraggono e si completano, facendo del film un inno alla libertà, all’individualità e alla vita come percorso di cui fa parte anche la morte. I protagonisti non solo rappresentano in modo non convenzionale la relazione tra i due archetipi che costituiscono l’asse Puer-Senex, ma ci permettono di riflettere sulle due polarità presenti all’interno di ogni singolo archetipo.

Il primo elemento a colpire lo spettatore è proprio la differenza di età anagrafica tra i protagonisti: lui diciottenne, lei vicina all’ottantesimo compleanno. La coppia archetipica appare rappresentata in modo originale e anticonformista in quanto, storicamente, nell’immaginario collettivo, siamo stati abituati a identificare il Senex con una figura maschile, il Vecchio Saggio appunto, a volte associato a una giovane fanciulla, una Puella. Qui invece, a differenza di altre rappresentazioni cinematografiche e non, il Puer è rappresentato da un ragazzo e il Senex da una donna.

Osservando lo svolgimento del film, però, ci si rende conto che in realtà Harold presenta svariati tratti attribuibili alla figura del Senex più che del Puer: solitario, chiuso, affascinato dall’idea della morte..pur essendo molto giovane sembra aver già perso le energie e la voglia di vivere. In particolare, Harold appare caratterizzato dai tratti del polo negativo, saturnino, dell’archetipo del Vecchio Saggio.
Maude, al contrario, a discapito dell’età avanzata, è piena di vitalità, curiosa, intraprendente, vivace, sembra prendere la vita con la giocosità e la leggerezza di un Puer.
Queste caratteristiche, così lontane e antitetiche, non possono che creare una forte attrazione tra i due, e così nasce tra i protagonisti un profondo legame di amicizia e, presto, d’amore.

Come ho accennato, però, non sarebbe corretto considerare i due archetipi solo come i termini, contrapposti e complementari, dell’asse Puer- Senex, in quanto ognuno di essi è costituito, come ogni archetipo, di un polo positivo e di un polo negativo.
Questo ci porta a notare che in fondo Harold, pur apparendo, come ho detto, maggiormente catturato dal versante depressivo dell’archetipo del Senex, presenta anche dei tratti a mio parere riconducibili al polo positivo del Puer: pur essendo affascinato dal tema della morte, emerge un tratto giocoso e istrionico nella sua modalità di inscenare finti suicidi per impressionare la madre, così come nelle sue risposte ironiche, nella creatività che gli consente di trasformare l’auto nuova in un carro funebre…
Allo stesso modo Maude, se da una parte affronta la vita con la vitalità e la sregolatezza di un Puer, o di chi, ormai, non ha più timore di infrangere alcune leggi o convenzioni sociali, dall’altra mostra un suo lato d’ombra più cupo e malinconico quando accenna al suo passato, quando si intravedono sul suo braccio i numeri tatuati che rimandano all’esperienza del lager, o nella sua decisione, ponderata e consapevole, di porre fine alla sua vita prima che le forze del fisico e dello spirito la abbandonino.
Grazie alle esperienze, anche dolorose, del passato, Maude può davvero rappresentare il Vecchio Saggio, colui che ha appreso la conoscenza attraverso l’esperienza e può quindi trasmetterla agli altri.
E Maude la trasmette ad Harold, sotto forma di valori come libertà, amore per la natura, rispetto per la diversità e passione per l’arte e la bellezza… ma anche godendo con lui delle piccole cose di ogni giorno, incarnando così l’archetipo dello Spirito di cui parla Jung, lo spirito della vita, che Harold potrà finalmente afferrare.

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