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Parte 1 “..altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino”

Parte 1: Il tema del futuro

Il tema del futuro è fondamentale per ogni essere umano e per la nostra società, che valorizza la capacità degli individui di “costruirsi il proprio futuro”, alimentando l’illusione dell’Io cosciente di poterlo dirigere in base alle proprie capacità e volontà.

Il futuro però, si sa, non è prevedibile. Ognuno cerca di organizzarlo e portarlo dove vorrebbe, ma ciò che ci sfugge è che spesso ciò che ci ostacola non risiede negli eventi esterni, apparentemente incontrollabili, bensì dentro di noi. L’inconscio rappresenta l’ignoto e spesso i suoi movimenti sono tutt’altro rispetto a quello che l’Io si immagina. Il vero inconscio quindi non è rappresentato dal passato ma dal futuro: cosa c’è veramente dentro il mio ignoto e come si costella. Il primo passo consiste quindi nell’ammettere l’esistenza di un’energia che si differenzia dalla volontà cosciente, una volontà che nasce dall’inconscio, che non possiamo controllare, ma con la quale possiamo imparare a dialogare. Per poterla indagare, Jung propone un’interpretazione prospettica dei sogni, che consiste nell’interrogare i segni, i simboli e le categorie mitiche che vi si presentano.

Jung afferma infatti che l’inconscio collettivo conserva la memoria di tutto ciò che gli esseri umani sono stati, l’intera esperienza umana strutturata in ordine simbolico. Esso a volte può esprimersi nei sogni, che quindi possono avere un valore profetico perchè l’inconscio, grazie alla memoria di tutto ciò che è già stato, diviene in grado di fare previsioni. Dall’altra parte, però, lascia a ognuno la possibilità/responsabilità di poter cambiare le cose: la resistenza della nostra coscienza alla forza dell’inconscio collettivo ci lascia la libertà. Il lavoro individuale consiste quindi nel rompere i condizionamenti dell’inconscio collettivo. Esso anzi si trasforma perché noi, come umanità, continuiamo a fare esperienze, e queste lo modificano. L’inconscio collettivo porta in sé anche una spinta individuativa, una spinta collettiva di tutta l’umanità all’individuazione. Se per quanto riguarda l’umanità esso è frutto dell’esperienza, per ogni singolo individuo rappresenta invece un a priori, viene trasmesso geneticamente alla nascita. Quindi possiamo dire che c’è un pezzettino di noi in ognuno degli altri e, contemporaneamente, che abbiamo in noi un pezzettino degli altri. Questo comporta che qualunque nostro gesto ha delle conseguenze sugli altri che non possiamo prevedere.

La fisica quantistica afferma che tutto è collegato a tutto, siamo immersi in un campo esperienziale che comprende ogni cosa. Lo stesso vale per gli strati più profondi dell’inconscio, mentre nella coscienza viviamo uno stato di esilio dal tutto. Sempre secondo gli studi della fisica quantistica, non esistono psiche e materia contrapposti, ma configurazioni energetiche che si aggregano generando determinate forme materiche. I blocchi primari costituenti la materia non sono né onde né particelle, ma campi, e l’interazione di due campi genera la materia. Allo stesso modo ogni inconscio è partecipe anche di quello degli altri, non sappiamo dove inizi e dove finisca e forse la sua finalità è proprio la comunicazione profonda tra tutti gli esseri viventi.

Gli scienziati parlano di uno stato di entanglement, legame intricato, iniziale, di tutte le particelle prima del Big Bang. Cos’è rimasto di quell’entanglement? Forse una piccola porzione di esso in ogni particella, di cui anche noi siamo costituiti.

“Io, un universo di atomi, un atomo nell’universo” R. Feynman

L’inconscio personale è popolato da complessi, un insieme di rappresentazioni, pensieri e ricordi, in parte o del tutto inconsci, dotati di una forte carica affettiva, mentre gli archetipi sono gli organi dell’inconscio collettivo. Ma all’interno di ogni complesso c’è una componente archetipica, quindi possiamo affermare che la psiche individuale è aperta al trans personale. Conteniamo una dimensione che trascende in sé l’esperienza del nostro esistere, collettiva, infinita. Se un soggetto è in grado di attraversare un complesso e scavare sempre più fino al nucleo, entra in un campo psichico che travalica l’esperienza individuale e diventa l’esperienza di tanti, o alla fine di tutti. Ogni campo archetipico che si costella si intreccia ad altri campi archetipici, quindi tutto è collegato a tutto, siamo tutti parte di una psiche unitaria soggiacente.

“Se possiamo pensare l’universo, è perché l’universo pensa in noi” F. Cheng

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