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Parte 2 “..altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino”

Parte 2:  Gli archetipi: coercizione o libertà?

L’ archetipo è attivo in entrambi i campi, fisico e psichico, è un ponte di congiunzione tra i due livelli somatico e psichico. Esso è concepito come un campo che si trova sia nel dentro che nel fuori, sia nel prima che nel dopo.

Rappresenta qualcosa che ha a che fare con l’originario, e la domanda originaria è -Perché?- L’archetipo quindi ci ricorda l’origine ma ci provoca continuamente a inseguire.

“Chi mai ci deformò, chi ci stravolse
così, che sempre ripetiamo il gesto
di prendere congedo?
Come quei che sull’ultima collina
onde si schiude il prodigioso incanto
della valle beata,
sosta e si volge indietro a riguardare
così viviamo noi la nostra vita
in una serie di commiati, eterna.” R. M. Rilke

Lo scopo ultimo del processo di individuazione diventa quindi riuscire a non vivere più un nostalgico e doloroso sentimento di separazione dal tutto ma un’esperienza di differenziazione. Questo permette inoltre di sviluppare relazioni autentiche con gli altri, passando dal legame intricato, indifferenziato, di cui abbiamo parlato prima, a un intreccio di legami tra individui.

L’archetipo inoltre, dal punto di vista dell’esperienza psichica, corrisponde al senso: infonde pienezza di significato e possibilità di direzione. Esso imprime nel senso che è dinamico, impronta un’azione, è una traccia che struttura.
L’Io cosciente rimane attonito quando irrompe l’archetipo individuativo, perché esso rappresenta un aspetto di potenzialità, un’esperienza numinosa che permette di andare ad attingere a forze sovra personali per ricostruire ciò che ci manca.

L’inconscio fa emergere immagini archetipiche nei momenti particolari e di difficoltà della vita di un individuo, con finalità compensativa. E’ come se esso affermasse, attraverso l’immagine, che ognuno è parte della vita dell’intera umanità, e che da essa, dall’eredità di altre epoche, di altri popoli, dai miti, può trarre esempi delle diverse possibilità di affrontare quei momenti. Le immagini archetipiche possono giungere a noi per renderci coscienti di una situazione e in seguito apparire di nuovo per indicare la via da seguire. Allo stesso modo anche i salti evolutivi che si verificano nella storia individuale o dell’umanità sono determinati da fenomeni archetipici.

Possiamo quindi vedere l’inconscio come un cielo stellato, buio illuminato da scintille, gli archetipi.

In ognuno di noi abitano frammenti dei diversi archetipi e, a seconda dei momenti, uno o più di questi prendono il sopravvento, avvertiti come una maggiore carica energetica. L’archetipo di per sé non è né buono né cattivo, è solo carica energetica, dipende che cosa ne fa il soggetto. Esso presenta un polo positivo e un polo negativo, che non devono essere scissi ma in comunicazione così che l’energia possa circolare. Gli archetipi non metabolizzati diventano necessità, coazione, ripetizione di reazioni sempre uguali, mentre se vengono metabolizzati permettono la creatività e la libertà.

L’archetipo si serve del fenomeno della proiezione per incarnarsi in un’esperienza umana, per diventare materia viva: si attiva un campo archetipico che modifica lo spazio-tempo di soggetto e oggetto e li avvicina uno all’altro.

Il fondamento ultimo di ogni individuo è psicoide, cioè materiale e immateriale insieme. Non c’è differenza tra soggettivo e oggettivo, si azzera la dimensione del tempo: ciò che accade prima può essere spiegato da ciò che accade dopo. Questa viene definita paragnosia dell’inconscio: nello stato psicoide, l’inconscio sa quello che fa. L’esistenza è molto più ordita dall’inconscio che dalla coscienza, anche un evento subito ha un suo senso.

Quindi siamo abitati da forze che vanno molto al di là della nostra comprensione e che attivano in noi processi conoscitivi. La proiezione si insinua tra noi e il mondo e se non viene riconosciuta divide, se invece se ne coglie il significato simbolico, unisce. C’è una dimensione orizzontale concreta e una dimensione verticale archetipica e il punto dove le due dimensioni si incontrano è il simbolo.

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